Archivio mensile:settembre 2016

meow

Dialogo tra alcune Jatte

Napoli, un giorno sul finire d’Agosto.

Caldo di merda, afoso. Quel caldo che che fa sudare e trasudare i pensieri.
Alcune Jatte si sono incontrate all’ombra di una rara automobile parcheggiata in una periferia qualsiasi di Napoli. Il deserto di cemento caldo che si estende davanti agli occhi dalle pupille strette non lascia scampo a sorrisi.
La metropoli di questi tempi cambia lingua, in centro si parla solo inglese e spagnolo, nelle periferia alcune voci indistinte si confondono col silenzio.
Alcune Jatte stanno stese all’ombra, parlano poco, aspettano il vespro. Con quel caldo non è possibile svolgere alcuna delle attività preferite dalle Jatte randagie per cui qualcuna fuma e pensa all’impatto angosciante che avranno sulla sua vita le trasformazioni che la città sta subendo; le altre sonnecchiano immaginando spazi liberi di comunicazione nomade:

Alcune Jatte sono inclini al gioco e alla spensieratezza, non si curano se i gatti borghesi ne giudicano i comportamenti, non si fanno spaventare dai mastini in divisa che vorrebbero rinchiuderle in gabbie umide…
Alcune Jatte che di notte salgono sui tetti e miagolano felici di interrompere i sogni dei tristi abitanti dei loro tristi quartieri.

“Come sarebbe bello de-costruire e superare tutta questa infelicità del reale” disse Una di Alcune Jatte mentre rovistava in un cassonetto dell’immondizia per cercare del cibo.
“L’essere più o meno borghese dipende da quello che si accetta dalla società borghese”, le fa eco Un’altra di Alcune Jatte, mentre osserva la sua compagna sguazzare tra le buste di plastica e le scatole di cartone, muovendo la coda con disapprovazione.

Come fare? Come? Dove? Come? Cosa?

Una di Alcune Jatte cerca una soluzione alla ridondanza del nostro eterno presente mentre mangia un pezzo di pesce avariato e risponde all’Altra a stomaco pieno:
“Se le Jatte respingono il consumismo, l’etica del lavoro, la gerarchia, l’autorità, esse sono più proletarie del proletariato, questo no senso semantico dovrebbe incoraggiarci a seppellire gli elementi ormai logori del socialismo insieme al passato arcaico da cui derivano”.
Nel silenzio successivo Alcune Jatte sembrano assorte nella contemplazione delle ultime frasi ascoltate.
“Eh ja, passaci un po’ di pesce”.

“Il decostruire la realtà…” continua un’Altra Jatta che aveva già mangiato “…significa rompere le gabbie della comunicazione, dei suoi simboli, della lettura dei suoi eventi. Lasciare che i segni siano liberi, fruibili, cavalcabili per la ricostruzione di un immaginario altro. Una possibilità, una via di uscita da tutta questa infelicità.
Nessuna teoria preimpostata, piuttosto costruzioni di ponti mobili verso nessuna rivoluzione.”

La prima cosa che salta agli occhi di Alcune Jatte è la fretta che ci mettono gli uomini e le donne quando corrono per andare a lavorare, per accudire i figli/le figlie, per fare la spesa, per raggiungere un risultato chiaro e stabilito, come magari… che so, LA RIv0lùZ10n3?
“Tutto sembra un po’ banale quando la propria esistenza deve essere ingabbiata nel raggiungimento di fini preimpostati e già decisi a tavolino, tipo che so…” dice Una delle Alcune Jatte “…quando ti laurei per trovarti poi senza lavoro, allora devi sgobbare gratis per avere un lavoro, poi se entri nel mondo del lavoro è per comprarti un’auto o affittarti una casa; perché -lo sano?!– il senso della nostra vita in questo sistema si misura su quanti obiettivi abbiamo consumato nella nostra breve esistenza e che la nostra autonomia è legata al denaro che facciamo circolare tra un fine conquistato e l’altro da raggiungere.
E ti ritrovi, come una scimmia, a saltare da un ramo all’altro, tra un obiettivo o un fine sempre più complicato da realizzare, ma che succede se tra un passaggio -già organizzato per te da qualcun altro- e l’altro, qualcosa va storto e ti ritrovi senza appiglio?”
“Ti ritrovi a votare a Salvini”- risponde Una delle Alcune Jatte.
“Ma, no” dice Una delle Alcune Jatte “come ci si sente?”.

Provare terrore sembra essere un aspetto sempre presente nella quotidianità dell’umanità contemporanea. Nello specifico, quello che terrorizza è la perdita dei propri privilegi, d’altronde:

avere una prospettiva di vita futura non è oggi un privilegio per pochi?

L’abolizione del privilegio è la leva che lo Stato esercita ogni qualvolta in cui la sua autorità è messa in crisi, o semplicemente è solo una questione di mantenimento di ordine.

Terrore e territorio, due concetti non legati solo etimologicamente, ma legati da una simbologia che si realizza nell’essenza dello Stato contemporaneo.

Vivere sulla lama del rasoio ti spinge sempre di più a desiderare sicurezza e controllo, in tutto questo terrore indotto dallo Stato, il terrore personale è in realtà un terrore strumentale che fa desiderare il governo della crisi, quello dell’emergenza, del cedere le proprie libertà in cambio di protezione.

“La principale contraddizione del capitalismo odierno è contraddistinta dalla tensione tra quello che realmente è e quello che potrebbe essere – fra l’incombere sempre presente della dominazione e la potenzialità della libertà”.

Ma Alcune Jatte lo sanno che la perdita di controllo non può più essere il campo dello Stato, sanno che al terrore va contrapposto un desiderio del Caos, della perdita di certezze grigie e senza sbocchi come la quotidianità che siamo costretti a vivere.

Il punto non è di abolire un malessere che spinge alla rivolta per meglio adattarsi a un sistema di gestione dei corpi evidentemente tossico.

L’obiettivo non è di imparare a meglio condurre la lotta contro gli impedimenti della contingenza presente in nome di una strategia che ci condurrebbe alla vittoria.

La vittoria, infatti, non è adattamento al mondo mediante la lotta, ma l’adattamento del mondo alla lotta stessa.

Poiché ogni logica di differimento è asservita a un tempo senza presente, la sola urgenza per noi, ora, è di rendere la turba offensiva, di divenire suoi complici.
“In sostanza…” chiosa una di Alcune Jatte “..Meglio la morte che la salute che ci propongono loro… come direbbe Deleuze.”
“Tutto molto interessante…” risponde un’Altra di Alcune Jatte “…mi passi altro pesce?”.