Diserta il Deserto parte 1

Nel deserto non esiste un riparo.

Esistono diverse oasi in cui trovare un rifugio momentaneo, ma la sabbia, la sabbia, la portiamo nelle nostre scarpe, nel nostro cuore: quella sabbia inaridisce tutto quello che trova. Un’oasi per sua stessa essenza non è di una vastità estesa, non può contenere tutti quelli che vorremmo portarci dietro, chi vorremmo salvare dal deserto: i nostri cari, i nostri amici, sconosciute e sconosciuti che a pelle ci piacciono.

IlD3s3rt0 rimane lì, immobile. E tu con un piede mezzodentro e mezzofuori resti sulla soglia dell’Oasi, percependo che la tua soluzione non è in realtà che mezza-salvezza. Mezza perché non contempla tutte e tutti quelli che vorresti portare con te nell’oasi, mezza perché sai che grazie a te altra sabbia è arrivata ad erodere un altro po’ di quell’oasi. Che situazione è mai questa?

Io la definirei una situazione speculare (“Speculum”,specchio):

(Da "Speculum", specchio).
(Da “Speculum”, specchio).

Tale situazione la vive il/la militante, che vorrebbe a modo suo modificare l’esistente, tanto quanto la vivono gli uomini e le donne comuni.

Per non andare troppo lontano ad esempio quel sentimento condiviso, quello “stare sulla soglia”, quella strana incapacità di provare gioia o felicità nonostante l’esser arrivati alle porte di un luogo sicuro, lo provano anche le stesse persone più prossime alla vita del/la militante. Questo sentimento è la connessione reale tra le forme di vita che in questa epoca stanno osservando, senza riuscire ad incidere in una qualsiasi forma, il proprio mondo che va in frantumi.

(Da "Speculum", specchio).
(Da “Speculum”, specchio).

Partire da questa condivisione comune non è banalmente un ritrovare l’altro né tanto meno comprenderlo per tale condizione comune.

Se gli eventi sono composti da un contesto materiale, da uno spirito che muove e che avanza in questo contesto, possiamo ben comprendere la natura del nostro presente e la differenza esistenziale che proviamo, nonostante la nostra inclinazione di spirito sia identica a tanti altri esseri umani.

E’ in tutto ciò che accade, ovvero nell’evento, nel mondo, che si manifesta come tale il desidero di fuga dall’infelicità attuale, da quello stare mezzofuori/mezzodentro dal deserto – o dall’Oasi? : fuori o dentro, a questo punto, non ha più IMPORTANZA -.

E’ infatti nella  CONSAPEVOLEZZA di essere su quel confine che produce una forzata virata delle ambizioni personali, dei propri desideri. Ammettere di essere infelici nella propria condizione liminare è il primo passo  per capire come riorganizzare la propria condizione materiale, seguendo le orme di uno spirito nuovo.

Perché mi sono imposta di descrivere così minuziosamente tale condizione esistenziale? Perché mi appartiene, ma allo stesso tempo non la comprendo fino in fondo, ma sento e percepisco che ho bisogno di “possederla” per divenire offensiva verso il deserto (che finora mi ha costretta a vagabondare), ma anche a essere macchina da guerra contro quell’oasi che “mi vede in salvo”, ma “in salvo” con pochi di quegli esseri umani e animali che amo, e quindi in difetto (per bisogno, bada bene, non per un’irrisoria questione morale) verso tutti e tutte quelli che per condizione materiale o di spirito non hanno avuto neanche la possibilità (o la fortuna) di guardare all’oasi e neanche – se vogliamo continuare a parlare per metafore- un suo miraggio.

Cosa è idealmente questa Oasi per un/a militante? Il suo miraggio, la sua cerca potrebbe essere il comunismo, inteso come una disposizione etica, mentre la sua materialità, il suo incunearsi nella realtà potrebbe invece essere La Comune. La mia continua tensione tra il dentro e il fuori è il bisogno di lottare affinché la Comune non consumi i suoi affetti e i suoi bisogni ripiegata su se stessa o divorata dai granelli che io e altri/e ci portiamo dietro dal deserto.

La tensione è guerra verso la stasis, verso il dare per scontato l’esistente,  verso i desideri finiti, verso gli affetti chiusi e senza cura. La mia continua tensione tra il dentro e il fuori l’oasi è dovuta alla consapevolezza che nessun uomo e nessuna donna è libero/a se altr@ non lo sono.

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