Antifascismo&AlcuneJatte

 

Il muro di gomma che era la società civile, contro cui eravamo abituati a scontrarci è diventato un foglio di carta moschicida che agguanta facili entusiasmi e sta già invischiando molti di noi.

Noi, cos’è un noi in questo momento se non un insieme di vuoti, di assenze, di viaggi intrapresi, di comunità spezzate. Un noi incredibilmente denso di esperienze, di passione, di verità ma allo stesso tempo incapace di esprimere la sua complessità, la sua meravigliosa bellezza.

Il tempo per agire, per essere presenti non è quello delle agende politiche.

Noi persisteremo solo quando le nostre relazioni saranno raccontate e i nostri errori e i nostri meriti verranno criticati e che la critica sia intesa come capacità di modificare il presente. Proprio ora il mondo politico si sfalda sotto la presunzione di un nuovo inizio. Non volendo scendere nei meriti di un’analisi noiosa e scontata, sappiamo già che la tensione verso la scelta democratica è un depistaggio, sappiamo che gli attori della “risposta necessaria” sono già in qualche misura legati alle tante odiate lobby politiche che continuano a tessere le loro trame indisturbati, sotto nuove forme.

In questi tempi di crisi è facile trovare, risposte identitarie, autoritarie e dal nostalgico sapore nazionalista.

Per istigare il popolo all’odio basta poco, e non è poco quello che avviene in questa ennesima becera campagna elettorale.

Casapound e tutto l’universo neofascista hanno gli strumenti per promuovere le loro idee e sanno pure come usarli. La moda del fascismo nelle piazze frequentate da giovani a Roma è l’esempio di come si siano insediati nell’immaginario collettivo. L’atteggiamento buonista e a volte apertamente schierato delle istituzioni che garantiscono agibilità e chiudono un occhio davanti a qualche braccio teso e qualche zecca pestata da quei “bravi ragazzi” è l’ennesima prova che buona parte dell’apparato statale è ancora legato a quello del ventennio.

Chiunque può rendersi conto di come stanno le cose, chi si destreggia meglio nella contraddizione società civile-movimento sono i fascisti; le cose stanno così. Chi parla davvero al popolo sono loro. Anche se dicono un mare di bugie e di vere e proprie oscenità, anche se il loro populismo è veramente da due soldi, anche quando si appellano vigliaccamente alla democrazia a molti sembrano credibili se non addirittura da condividere, da andare a votare.

Di certo non siamo noi ad inventarcelo, basta cercare svogliatamente su google per capirlo.

Qui non faremo un’analisi del fenomeno, né ci faremo prendere dallo stupore di cui qualcuno ancora è stato vittima quando le autorità hanno concesso uno spazio democratico d’azione ad un gruppo di imbecilli vicini al fascismo a Napoli come a Bologna, come a Torino e in moltissime altre città italiane.

Noi non siamo tra quelli che si indignano perché è scritto nella costituzione, nessuna somiglianza con l’antifascismo di facciata, quello borghese che si sveglia nelle commemorazioni, che da gomitate a quelli dell’ANPI affinché non si appisolino durante i comizi.

Noi siamo figli, sorelle, zii e nipoti di quelli che la costituzione l’hanno rifiutata insieme all’Italia liberata e che sono stati ammazzati dal restaurato regime democratico e oscurati dalla storia ufficiale.

Sappiamo da sempre come stanno le cose, senza essere ulteriormente retorici affermiamo con provocante noncuranza che della società civile e della sua costituzione non ce ne frega Un Cazzo!

Antifascismo per noi significa rifiuto dei compromessi col capitale, rifiuto del dispositivo sociale che permette a chi istiga odio raziale e guerra tra poveri di andare in parlamento, di appellarsi alla democrazia e di pretendere spazi di confronto pubblico.

In questi giorni a Napoli venti “manigoldi” molto giovani sono stati bloccati nei pressi della stazione centrale e condotti in questura dopo i tafferugli scatenati da un presidio organizzato per impedire un congresso di CasaPound a cui il segretario Di Stefano ha partecipato.

L’ennesimo atto illegittimo del governo, l’eccesso di zelo di un noto vicequestore, l’incapacità disarmante di un movimento Napoletano che non ha saputo fare altro che riproporre lo stesso teatrino di sempre. Un’insufficienza che devira proprio dalla ottusità con cui la contraddizione società civile-antifascismo viene accantonata e ridotta ad una questione di natura ideologica.

Pensiamo che certe verità siano scontate, che il fascismo, lo stato civile e la società borghese operino sulla stessa frequenza e in buona misura siano omonimi dello stesso innominabile mostro che alcuni chiamano Comando Capitalista eppure…

Eppure c’è ancora chi continua a fare riferimento alla costituzione, ai diritti civili, chi ci mette la faccia e prende legnate mentre un gruppo di fascisti complottano ben protetti dalla polizia.

Noi ci chiediamo cosa si aspettassero i “compagni” una volta bloccati dai cordoni di Celere.

Che si aprissero e li lasciassero sfilare fino alla sala convegni del Ramada per portare il messaggio democratico e pacificatore di quella parte di società civile che per abitudine più che per convinzione non voteranno a destra?

Di certo non si era di fronte ad un ministro del lavoro qualunque.