Petrolio Elettronico

Per noi Jatte il casino che sta succedendo in casa Facebook non è di quelle notizie da farci saltare dalla sedia.

che siamo sotto controllo da parte di governi e multinazionali era evidente, Un tizio di nome Snowden vi ricorda qualcosa? Che Google Aol Microsoft Facebook Apple siano in combutta per garantire a poteri più o meno oscuri il controllo (e l’annientamento) dell’individuo è cosa palese e risaputa fin dal lontano duemilaetredici. Che la cibernetica sia l’arte del governare è un dato di fatto fin dalla sua etimologia.

Snowden rimpiange la rete degli anni novanta, libera, pirata e sostanzialmente senza regolamenti o governi che influissero sulla sua gestione.

Se i governi tradizionali sono ormai in crisi e in balia di poteri mediamente occulti, se i cittadini della vetusta società civile non contano più un cazzo, è vero che il potere ha spostato il calibro della sua fascinazione verso l’infinito bacino del web. Società di analisi che riescono a predire con poco margine di errore quali saranno le tue preferenze in materia di acquisti e di scelte culturali oggi sono in grado di pilotare le tue scelte politiche grazie alla sottrazione ed elaborazione dei tuoi dati personali. Carte di credito, numeri di telefono, account di posta elettronica, profili social, market di app. Ti raccomandiamo di accettare sempre senza battere ciglio (e senza leggerli!) i termini di contratto per l’utilizzo di questi strumenti, altrimenti come fanno ad avere il permesso di fottersi la tua identità?

Zuckemberg fa mea culpa davanti ad un parlamento americano in cui ci sono personaggi eletti grazie ai dati sottratti dalla Cambridge Analytic.

Una risata a denti stretti si solleva da dietro le quinte. Ovviamente nessuno ci può far niente, nemmeno si mette in discussione la legittimità o meno della governace americana. Lui si è detto vittima e carnefice, ha deciso le sue colpe e la pena da pagare, in pratica fa tutto da solo, nel frattempo le raccolte di dati continuano. Google ha mappato il globo e conosce perfettamente i siti porno che tu “anonimamente” speri di visitare.

Il diritto alla propria libertà, a poter essere e dire dove e quando si vuole, oggi viene chiamato privacy ed è un mercato in continuo aumento. Parlare di dati personali senza pensare ai soldi che si producono con essi è un errore che le Jatte non hanno mai fatto.

GiggiNeapolis!

Giggi-why-not, soldi sempre pochi ‘na delibera vuo’ fá?

Il popolo arancione, l’American’s cup, la democrazia, la pace, la rivoluzione, magnammece ‘o pesone.

È forse il miglior sindaco per Napoli, un ex magistrato dal volto sicuro che si esprime in una dialettica perfettamente programmata. Carismatico napoletano, tu e non solo ci credete davvero che il turismo non sia un male ma anzi la soluzione al problema del lavoro, un orgoglio da sbandierare.
Cinque anni fa la cittá era stracolma di monnezza, che tu Giggino hai trasformato in esseri dalle gambe lunghe, dai capelli biondi, con lo sguardo perso nel vuoto e il sorriso da iodiota. Celti, Normanni e Longobardi. I barbari son tornati e saccheggiano la cittá. Non fanno distinzione tra un crocchè e un frittatina. Mangiano tutto e a qualsiasi orario. Si nascondono dietro un’adorabile gentilezza, ti conquistano con generose tips e t’inebriano col profumo del benessere.

Sono migliaia ed invadono la cittá.

Duo Aperol Sbritz perfavore, Caffè espresso, pizza, white wine, the bill please, I love cappuccino, Gomorra e Totò, il vesuvio e la costiera, Quartieri Spagnoli, pasta, baccalà, marijuana, do you have bamba please? Rolex a forcella, mergellina it’s fantastic, mafiosi e disoccupati, your english is very well, io voglio tutto! Per noi turisti è cosi come andare al cesso.

E la citta indossa bed and breakfast e serve caffelatte con merluzzo per piacere al turista. Si pettina di frenesia ornando con cornicielli il sogno di una libertá consumata. Si prosciuga come un ATM, 24h self-service per qualsiasi bisogno di comprare o campare abbiate…grazie a noi che vendiamo il tempo in comode rate in bar, ristoranti, alberghi, caffetteria, vineria, birreria, dolceria, rummeria, frescheria, spritzeria e cosi via…

Sii turista della tua cittá, è un ordine! Ma più che un ordine è una questione morale, d’orgoglio. Siamo la cittá più visitata d’Italia, Napoli capitale, Napoli scudetto, Terroni uniti….NAPOLETANI PENTITI!

Il carattere distruttivo

[…]
Sgomberare: con questa parola d’ordine si potrebbe illustrare con particolare evidenza l’azione del carattere distruttivo.
‘Fammi posto!’ è l’intimidazione sulla quale il carattere distruttivo imposta il suo operato. E si troverà prima o poi qualcuno che ne ha bisogno senza (occuparlo). Perché il carattere distruttivo non distrugge per compiacere se stesso: è un mandatario.
[…] Il carattere distruttivo è sempre alacremente a lavoro. E’ la natura a dettare i ritmi, indirettamente almeno: perché deve prevenirla. Altrimenti si incaricherà essa stessa della distruzione.
Il carattere distruttivo non ha immaginazione. Ha poche esigenze, e la minima è: sapere che cosa subentra a ciò che è stato distrutto. In un primo momento, per un attimo almeno, lo spazio vuoto: il posto dov’era la cosa, dov’era vissuto l’uomo. Si troverà successivamente prima o poi qualcuno che ne ha bisogno senza occuparlo.
[…]Il carattere distruttivo non si uccide. Perché? Perché non c’è niente da eliminare. E’ in un punto di indifferenza: la sua esistenza è creazione, il suo operare distruzione.
Il carattere distruttivo agisce in ogni situazione come se fosse un momento storico.
[…] Alcuni rendono le cose tramandabili (e sono soprattutto i collezionisti, caratteri conservatori, conservanti), altri rendono le situazioni praticabili, per così dire citabili: e questi sono i caratteri distruttivi.
Il carattere distruttivo non è affatto interessato ad essere capito. Considera superficiali gli sforzi in questo senso.
L’essere frainteso non gli nuoce. Anzi, egli provoca l’equivoco esattamente come lo provocano gli oracoli, queste istituzioni statali distruttive. Il più piccolo borghese di tutti i fenomeni borghesi, il pettegolezzo, insorge solo perché la gente non vuole essere fraintesa. Il carattere distruttivo lascia che lo si fraintenda: e non provoca pettegolezzi.
Il carattere distruttivo è il nemico dell’uomo-custodia. L’uomo-custodia cerca la sua comodità, e l’involucro ne è la quintessenza. L’interno dell’involucro è la traccia foderata di velluto che egli ha impresso nel mondo. Anche l’uomo creativo – in ogni caso l’uomo creativo dei nostri giorni – è partecipe alla comodità d’una simile esistenza. E il fatto di non essere oggetto di chiacchiere, di conservare una dimensione privata quanto meno come creatore e durante il processo della creazione, è una massima comodità. L’atto distruttivo è sempre pubblico. Come l’uomo cratore cerca la solitudine, quello distruttore deve continuamente circondarsi di gente, di testimoni. Neppure per un attimo il carattere distruttivo è incline a cercare un ‘senso’ della vita. Se potesse conferirgli per un attimo un senso, e fosse anche soltanto quello insito nella distruzione di ciò che distrugge, otterrebbe già di più quanto  aveva sperato.
Il carattere distruttivo non vive nella sensazione che la vita è degna d’essere vissuta, bensì in quella che il suicidio non vale la pena.
Il carattere distruttivo ha la consapevolezza dell’individuo storico, il cui sentimento fondamentale è una incoercibile diffidenza del corso delle cose, unita alla prontezza con cui prende costantemente atto che tutto può andare storto. Per questo il carattere distruttivo è l’affidabilità in persona.
Il carattere distruttivo non vede alcunché di duraturo. E proprio per questo scorge ovunque vie d’uscita. Anche lì dove altri vanno a sbattere contro muri o montagne, lui intravede la sua via d’uscita. Per lui non c’è situazione senza rimedio, ed è per questo che non prende neppure in considerazione il suicidio. Tuttavia, proprio perché scorge ovunque una via d’uscita, deve anche sgomberarsi ovunque la strada. Non sempre con la forza bruta, talora anche con raffinatezza. Poiché scorge vie d’uscita ovunque, si trova sempre a un bivio: nessun attimo può sapere cosa porterà il successivo. Riduce ciò che è grande in macerie non per amor delle macerie ma della via d’uscita che le attraversa.
Il carattere distruttivo non crede mai di ‘avere la scelta’. E’ abituato a esplorare ogni situazione solo in cerca della via d’uscita che gli lascia. E’ capace di capire in ogni momento della vita che ‘non si va avanti così’ – perché in effetti, dentro di sé, nel suo intimo, non si va avanti così ma da un estremo all’altro.

Walter Benjamin