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Il carattere distruttivo

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Sgomberare: con questa parola d’ordine si potrebbe illustrare con particolare evidenza l’azione del carattere distruttivo.
‘Fammi posto!’ è l’intimidazione sulla quale il carattere distruttivo imposta il suo operato. E si troverà prima o poi qualcuno che ne ha bisogno senza (occuparlo). Perché il carattere distruttivo non distrugge per compiacere se stesso: è un mandatario.
[…] Il carattere distruttivo è sempre alacremente a lavoro. E’ la natura a dettare i ritmi, indirettamente almeno: perché deve prevenirla. Altrimenti si incaricherà essa stessa della distruzione.
Il carattere distruttivo non ha immaginazione. Ha poche esigenze, e la minima è: sapere che cosa subentra a ciò che è stato distrutto. In un primo momento, per un attimo almeno, lo spazio vuoto: il posto dov’era la cosa, dov’era vissuto l’uomo. Si troverà successivamente prima o poi qualcuno che ne ha bisogno senza occuparlo.
[…]Il carattere distruttivo non si uccide. Perché? Perché non c’è niente da eliminare. E’ in un punto di indifferenza: la sua esistenza è creazione, il suo operare distruzione.
Il carattere distruttivo agisce in ogni situazione come se fosse un momento storico.
[…] Alcuni rendono le cose tramandabili (e sono soprattutto i collezionisti, caratteri conservatori, conservanti), altri rendono le situazioni praticabili, per così dire citabili: e questi sono i caratteri distruttivi.
Il carattere distruttivo non è affatto interessato ad essere capito. Considera superficiali gli sforzi in questo senso.
L’essere frainteso non gli nuoce. Anzi, egli provoca l’equivoco esattamente come lo provocano gli oracoli, queste istituzioni statali distruttive. Il più piccolo borghese di tutti i fenomeni borghesi, il pettegolezzo, insorge solo perché la gente non vuole essere fraintesa. Il carattere distruttivo lascia che lo si fraintenda: e non provoca pettegolezzi.
Il carattere distruttivo è il nemico dell’uomo-custodia. L’uomo-custodia cerca la sua comodità, e l’involucro ne è la quintessenza. L’interno dell’involucro è la traccia foderata di velluto che egli ha impresso nel mondo. Anche l’uomo creativo – in ogni caso l’uomo creativo dei nostri giorni – è partecipe alla comodità d’una simile esistenza. E il fatto di non essere oggetto di chiacchiere, di conservare una dimensione privata quanto meno come creatore e durante il processo della creazione, è una massima comodità. L’atto distruttivo è sempre pubblico. Come l’uomo cratore cerca la solitudine, quello distruttore deve continuamente circondarsi di gente, di testimoni. Neppure per un attimo il carattere distruttivo è incline a cercare un ‘senso’ della vita. Se potesse conferirgli per un attimo un senso, e fosse anche soltanto quello insito nella distruzione di ciò che distrugge, otterrebbe già di più quanto  aveva sperato.
Il carattere distruttivo non vive nella sensazione che la vita è degna d’essere vissuta, bensì in quella che il suicidio non vale la pena.
Il carattere distruttivo ha la consapevolezza dell’individuo storico, il cui sentimento fondamentale è una incoercibile diffidenza del corso delle cose, unita alla prontezza con cui prende costantemente atto che tutto può andare storto. Per questo il carattere distruttivo è l’affidabilità in persona.
Il carattere distruttivo non vede alcunché di duraturo. E proprio per questo scorge ovunque vie d’uscita. Anche lì dove altri vanno a sbattere contro muri o montagne, lui intravede la sua via d’uscita. Per lui non c’è situazione senza rimedio, ed è per questo che non prende neppure in considerazione il suicidio. Tuttavia, proprio perché scorge ovunque una via d’uscita, deve anche sgomberarsi ovunque la strada. Non sempre con la forza bruta, talora anche con raffinatezza. Poiché scorge vie d’uscita ovunque, si trova sempre a un bivio: nessun attimo può sapere cosa porterà il successivo. Riduce ciò che è grande in macerie non per amor delle macerie ma della via d’uscita che le attraversa.
Il carattere distruttivo non crede mai di ‘avere la scelta’. E’ abituato a esplorare ogni situazione solo in cerca della via d’uscita che gli lascia. E’ capace di capire in ogni momento della vita che ‘non si va avanti così’ – perché in effetti, dentro di sé, nel suo intimo, non si va avanti così ma da un estremo all’altro.

Walter Benjamin

jattalive

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