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Produci Consuma Occupa

Abbiamo intervistato alcune Jatte che da più di quattro anni occupano, assieme a tanti e tante, un palazzo abusivo costruito all’ombra della speculazione immobiliare dalle parti di Salita Arenella.

Il nuovo proprietario reclama lo spazio che i suoi abitanti faticosamente hanno conquistato e hanno difeso. Il luogo in cui sentirsi a casa, la prospettiva di una vita dignitosa, la felicità collettiva sono messe in pericolo dalle mani avide di un faccendiere senza scrupoli e un palazzinaro camorrista.

Quello che le Jatte cercano di raccontare è il modo in cui la comunità di occupanti prova a reagire.

Ci troviamo di fronte uno scenario surreale di calma apparente, la sensazione che tutto possa accadere da un momento all’altro e invece niente intacca veramente il presente. Una tensione che alla lunga stanca, che trasmette una negativa sensazione d’impotenza.

Le riflessioni coinvolgono la percezione del futuro, dell’orizzonte della metropoli tanto stretto nel cemento dei palazzi tanto i confini della città si sono dilatati; Il cielo lo si torna a guardare da altri luoghi, riscrivendo i ritmi di vita individuali e collettivi, spingendo le proprie fantasie oltre le perversioni di una vita atta al consumo.

Ci si chiede se la denuncia ai media, se gli appelli al sindaco, e in generale l’intero piano di approccio alla questione non sia ancora una volta una forma passiva e controproducente di difesa.

Ci siamo interrogati sulla felicità, la felicità personale e quella collettiva.

Le occupazioni abitative a Napoli non riescono ad incidere sul tessuto sociale soprattutto perché non propongono soluzioni collettive alla mancanza di felicità. Le comunità che nascono in esse sono simili a gruppi di naufraghi in cerca di uno scoglio per non essere trascinati dai flutti, nell’abisso dell’emarginazione capitalista. Un baratro da cui vorresti scappare affondando i piedi nel fango, puntando le dita per non scivolare, afferrando quelli davanti a te e spingendo giù quelli indietro per allontanare il pericolo di non essere più considerato un degno cittadino.

La guerra civile ora più che mai imperversa dentro e fuori i confini dell’impero. Noi crediamo a una rivoluzione in cui la felicità scandisca il suo tempo sincopato e rompa gli argini del presente eterno, condanni le falsità della militanza come mestiere, ripudi il militante e la militante come figure professionali del settore terziario.

Stanchi di dover continuamente con-trattare una schiavitù dignitosa, immaginiamo i luoghi e le comunità in cui ricominciare ad essere felici, mentre immaginiamo, diamo forma, in-formiamo il mondo a torno a noi modificando la realtà al nostro divenire.

JattaExPRESS04

“…getta rose nell’abisso e di’: “Ecco
il mio ringraziamento al mostro che
non è riuscito a inghiottirmi!”. 🌹🌹(Nietzsche)

Diretta di Giovedì 1 Febbraio alle 12 e 3* /

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Lavoro o non lavoro, non Sono cazzi tuoi… Ma sono cazzi nostri.

Da quando tutta la vita è messa a produzione, anche fare la militanza si scontra inevitabilmente con il problema quotidiano di campare. E per campare mica intendiamo yatch di lusso e disagi del sabato sera, parliamo invece della difficoltà di procurarsi da mangiare, di pagare una merda di affitto in cambio se non di manodopera gratuita, ma di lavoro poco remunerato. Ben 8 ore al giorno al servizio sì di un padrone, che ultimamente magari ha preso i tratti più friendly di un amico di ufficio con uno stipendio poco più alto del tuo. Questo è il lato ridicolo del lavoro cognitivo, che sembra essere una delle punte di diamante del mercato del lavoro frammentato qui nel meridione. Poi per fortuna esistono quelle realtà lavorative ipersfruttate che però, attenzione (!), sono sempre identiche a se stesse, tipo i camerieri, i muratori, le badanti, chi fa le pulizie etc. In questo caso il quadro che il capitalismo ci restituisce è meno roseo, meno promettente del popolo delle partite Iva o degli impiegatucoli che pur di non perdere due privilegi in croce continua a contrattare al ribasso il costo della propria vita.

Vivere all’epoca della guerra civile ha un costo e questo costo ha un nome, si chiama “compromesso”.

Ebbene con Jattaexpress parleremo con un po’ di persone, come noi, afflitte dalle terribili piaghe della contraddizione del vivere e dal male (inguaribile?) del mondo del lavoro, sempre alla ricerca di nuovi metodi per sfuggire al capitale o meglio nuovi modi per non farsi inghiottire definitivamente.

BAR-barie live – c/o TPA nAPOli

In un clima di tripudio distopico presenteremo l’opuscolo @@@@ LUNGA VITA AL BAR-BARIE @@@@
IDEE di sopravvivenza estrema nell’ambiente militante e cybermetropolitano ai tempi della socialdemocrazia 3.0

*Alle 18:00 inizia l’aperitivo al 3piano occupato di Architettura

*MusicaLive//

*Verso le sedicenti 18:30 si inizia con Barbarie LIVE (45′)

*AperiCENa BeneFIT

*dalle 21:00 suonerà LIVE Mr.Extra NuBourbon REC fino a che non ci cacciano.

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Bar-Barie è un programma radiofonico itinerante di JattaNera – Spazio Radiofonico Noomade – http://jattanera.org/
Bar-Barie Live!

Esperimento di destituzione semantica e ingovernabilità grammaticale