Radici di GRAMIGNA-1

Radici di GRAMIGNA-1
Radici di GRAMIGNA

 
 
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Sound System nello stile della Radio Pirata.
Registrata in un accampamento pirata, nel cuore della Provenza dello sfruttamento nei campi, con musica selezionata dagli intervistati stessi, sfruttati e sfruttate alla deriva dello sfruttamento alla ricerca di un nuovo approdo.

“Mi allontano da coloro che dal caso, dal sogno, da un tumulto si attendono la possibilità di sfuggire all’insufficienza. Assomigliano troppo a quelli che un tempo si rimisero a Dio per la preoccupazione di salvare un’esistenza mancata”

Democrazia a Regime

Democrazia a Regime
Bar-Barie

 
 

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Credete davvero che il regime sia tornato?

I migliori auspici parlano di una svolta fascista da parte delle democrazie di mezza Europa e non solo.

In Italia siamo appena all’inizio di una nuova legislatura che promette bene, se siete nostalgici o ignoranti o tutt’e due. Noi barbari invece sappiamo che i quattro cialtroni al governo sono ben lontani dal tanto corteggiato regime, per quanto caparbi e sinceri nella loro condotta miserabile, riescono a suscitare le critiche perfino da Quelli di Una Volta.

Cosa penserà di loro Qualcuno che il Ventennio l’ha vissuto da protagonista?

Scopriamolo insieme nel prossimo pod-cast di Bar-barie.

Produci Consuma Occupa

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CronAche

 
 

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Abbiamo intervistato alcune Jatte che da più di quattro anni occupano, assieme a tanti e tante, un palazzo abusivo costruito all’ombra della speculazione immobiliare dalle parti di Salita Arenella.

Il nuovo proprietario reclama lo spazio che i suoi abitanti faticosamente hanno conquistato e hanno difeso. Il luogo in cui sentirsi a casa, la prospettiva di una vita dignitosa, la felicità collettiva sono messe in pericolo dalle mani avide di un faccendiere senza scrupoli e un palazzinaro camorrista.

Quello che le Jatte cercano di raccontare è il modo in cui la comunità di occupanti prova a reagire.

Ci troviamo di fronte uno scenario surreale di calma apparente, la sensazione che tutto possa accadere da un momento all’altro e invece niente intacca veramente il presente. Una tensione che alla lunga stanca, che trasmette una negativa sensazione d’impotenza.

Le riflessioni coinvolgono la percezione del futuro, dell’orizzonte della metropoli tanto stretto nel cemento dei palazzi tanto i confini della città si sono dilatati; Il cielo lo si torna a guardare da altri luoghi, riscrivendo i ritmi di vita individuali e collettivi, spingendo le proprie fantasie oltre le perversioni di una vita atta al consumo.

Ci si chiede se la denuncia ai media, se gli appelli al sindaco, e in generale l’intero piano di approccio alla questione non sia ancora una volta una forma passiva e controproducente di difesa.

Ci siamo interrogati sulla felicità, la felicità personale e quella collettiva.

Le occupazioni abitative a Napoli non riescono ad incidere sul tessuto sociale soprattutto perché non propongono soluzioni collettive alla mancanza di felicità. Le comunità che nascono in esse sono simili a gruppi di naufraghi in cerca di uno scoglio per non essere trascinati dai flutti, nell’abisso dell’emarginazione capitalista. Un baratro da cui vorresti scappare affondando i piedi nel fango, puntando le dita per non scivolare, afferrando quelli davanti a te e spingendo giù quelli indietro per allontanare il pericolo di non essere più considerato un degno cittadino.

La guerra civile ora più che mai imperversa dentro e fuori i confini dell’impero. Noi crediamo a una rivoluzione in cui la felicità scandisca il suo tempo sincopato e rompa gli argini del presente eterno, condanni le falsità della militanza come mestiere, ripudi il militante e la militante come figure professionali del settore terziario.

Stanchi di dover continuamente con-trattare una schiavitù dignitosa, immaginiamo i luoghi e le comunità in cui ricominciare ad essere felici, mentre immaginiamo, diamo forma, in-formiamo il mondo a torno a noi modificando la realtà al nostro divenire.